Romanzi

Tutti i Romanzi scritti dal Re.

Elevation

Titolo Originale: Elevation

Anno: 2018

Data di pubblicazione ITA: 19/02/19

Data di pubblicazione USA: 30/10/18

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Luca Briasco

Pagine: 194

 Prezzo di copertina: 15,90 €

 

Risvolto di copertina:

Scott Carey sta percorrendo senza fretta il tratto di strada che lo separa dal suo appuntamento. Si è lasciato alle spalle la casa di Castle Rock, troppo grande e solitaria da quando la moglie se n'è andata, se non fosse per Bill, il gattone pigro che gli tiene compagnia. Non ha fretta, Scott, perché quello che deve raccontare al dottor Bob, amico di una vita, è davvero molto strano e ha paura che il vecchio medico lo prenda per matto. Infatti Scott sta perdendo peso, lo dice la bilancia, ma il suo aspetto non è cambiato di una virgola. Come se la forza di gravità stesse progressivamente dissolvendosi nel suo corpo. Eppure, nonostante la preoccupazione, Scott si sente felice, come non era da molto tempo, tanto euforico da provare a rimettere le cose a posto, a Castle Rock. Tanto, da provare a riaffermare il potere della parola sull'ottusità del pregiudizio. Tanto, da voler dimostrare che l'amicizia è sempre a portata di mano. In un racconto di rara intensità, che è anche un omaggio ai suoi maestri, King si prende la libertà, più che legittima, di dare una possibile risposta alle tristi derive del nostro tempo.

 

La recensione di StephenKing.it:

Elevation è una novella, nell'accezione più tecnica del termine. Troppo corto per essere definito romanzo, troppo lungo per essere un racconto. King lo pubblica quindi come un libro a se stante, anche perché è evidente che sia una di quelle storie che gli stanno particolarmente a cuore, per svariati motivi, che andremo a esaminare.

In una storia di un centinaio di pagine, ad essere larghi di manica, non si può spaziare più di tanto, eppure il Re mette nel calderone molte tematiche a lui care: la solitudine, la discriminazione, l'omofobia, l'amicizia, il soprannaturale, gli omaggi ai propri Maestri e naturalmente la politica (Trump, chi se no? La nuova ossessione dello Zio).

Scott è un uomo solo, divorziato e senza figli che vive a Castle Rock (siamo tornati tutti a casa, dite la verità...) e la cui vita monotona cambia all'improvviso: due vicine omosessuali sposate che scatenano il putiferio nella bigotta cittadina (evidentemenete) "trumpiana" e un fatto strano, ovvero ogni giorno perde peso, nonostante mangi molto e nonostante il proprio fisico non cambi, pancetta compresa. Semplicemente perde gravità e la fa perdere a qualunque oggetto o persona egli tocchi, tanto che può salire sulla bilancia con due manubri da dieci chili l'uno nelle mani, ma la bilancia restituirà sempre lo stesso responso.

L'Occhio del Male? Sì certo, per chiunque abbia la bibliografia di King tatuata nel cervello il ricordo corre subito lì, con la differenza che il protagonista là dimagriva veramente fino a  prosciugarsi.

Tre Millimetri al Giorno di Richard Matheson? Di nuovo sì, certo. Anche se al protagonista accadeva quello che dice il titolo stesso, in termini di perdita di statura. Ed è palesemente omaggiato da King, che gli dedica la novella a inizio libro.

Ma non ci sono soltanto autoreferenzialità e omaggi al proprio Maestro assoluto (perché è lui, con buona pace di Lovecraft). Non ci sono solo le tematiche sociali e politiche di moda oggi: l'omofobia, l'anti "trumpismo", eccetera. Ed è una fortuna, perché sarebbero gli ingredienti meno interessanti, se lasciati fini a se stessi, la solita solfa che dilaga ovunque, insomma. La storia è in realtà avvincente, il che non è scontato neanche per i racconti brevi, e la metafora finale (che non verrà spoilerato), che richiama il titolo, ci invita ad elevarci al di sopra della mediocrità. Ci invita a guardare (non solo vedere) le cose dall'alto, in senso non solo metaforico, nella storia in questione. Ci invita anche a insistere un po' nell'ottenere un'amicizia che non vuole essere ricambiata, perché se scaviamo a fondo, forse non vuole esserlo per rigetto verso il mondo. Sta a noi fare capire all'altro che il mondo non è tutto uguale. Perché una persona disillusa è la più difficile da conquistare che ci possa essere e questo King lo sa.

King sa tutto quello che tocca le corde del Fedele Lettore e, come purtroppo ultimamente non sempre gli è riuscito, stavolta ci suona come dei violini, come ai bei tempi.

Ci sono parti che fanno storcere il naso, almeno a chi scrive: la già citata ossessione per Trump (che straborda quotidianamente dai profili social di King), che può essere condivisibile, ma che come tutte le ossessioni risulta essere stucchevole a lungo andare.

Le tematiche sociali, infine, che rischiano sempre di fare scadere il tutto nel buonismo e nel politically correct, per i quali vale lo stesso discorso: si possono condividere le idee, ma quando ti vengono propinate in tutte le salse, come dicevano i nostri nonni, dopo un po' "ti escono dalle orecchie".

La sensazione è che, pur camminando su questo sottile bordo del burrone, questa volta il Re sia riuscito a non finirci dentro: le due donne risultano credibili e trasmettono empatia.

Mi sento, infine, di fare un plauso alla traduzione di Luca Briasco: lineare, schietta e senza protagonismi che rischiano, a volte, di snaturare la storia originale.

Riprendendo quanto espresso per The Ousider, dopo il tonfo di Sleeping Beauties (tipico caso in cui il bordo del succitato burrone era stato saltato a pie' pari), la sensazione è che Stephen King sia in ripresa, lenta ma costante. Siamo lontani (e forse mai più torneremo) dai fasti dei capolavori degli anni a cavallo tra i 70 e i 90, ma le premesse per poterci gustare ancora delle ottime storie di uno dei più grandi scrittori viventi ci sono tutte.

Alessandro Furlano

The Outsider

Titolo Originale: the Outsider

Anno: 2018

Data di pubblicazione ITA: 23/10/18

Data di pubblicazione USA: 22/05/18

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Luca Briasco

Pagine: 530

 Prezzo di copertina: 21,90 €

 

Risvolto di copertina:

La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino.

Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino.

Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione. Perché il male ha molte facce. E King le conosce tutte.

«L'It dell'era Trump… notevole e veramente bello.»The AV Club

 

La recensione di StephenKing.it:

Dopo la parentesi (non molto felice, in realtà) di Sleeping Beauties, Stephen King ritorna al suo grande amore degli ultimi anni: il thriller. Lo fa a modo suo, con un pizzico di sovrannaturale, anche qualcosa in più forse.

The Outsider è la sua ultima fatica, un collegamento con la trilogia di Bill Hodges che si percepisce fin da subito e che risulta chiaro nel momento in cui fa il proprio ingresso tra i protagonisti, Holly Gibney, co-protagonista dei romanzi di Hodges e suo braccio destro all'agenzia investigativa Finders Keepers, prima del suo decesso, evento che Holly pare non avere ancora superato. Il nuovo Bill Hodges è Ralph Anderson, detective di Flint City, che fa arrestare davanti allo stadio gremito Terry Maitland, l'amato coach della locale squadra giovanile di baseball. Non ci sono dubbi, gli indizi, le testimonianze, le impronte digitali e perfino l'analisi del DNA lo inchiodano, nonostante un apparente alibi di ferro: quando il ragazzino seviziato e ucciso brutalmente per il quale vien incarcerato subiva il proprio destino, Terry era ad una conferenza a centinaia di chilometri, ripreso da una telecamera e con tre colleghi insegnanti come testimoni. Ma la macchina della (in)giustizia non si ferma ugualmente. 

Nella prima parte, quella dell'errore giudiziario, il romanzo è decisamente avvincente, King fa leva sullo spirito di giustizia che alberga in noi, facendoci capire da subito che, non sappiamo ancora come, ma Terry è inncente. Fa leva su quella frustrazione che ci scaturisce dentro ogni volta in cui l'opiunione pubblica si schiera in maniera così violenta, cieca e ottusa senza avere le informazioni e le conoscenze per comprenderle, che sarebbero necessarie per emettere delle sentenze. E lo fa nel periodo in cui la maggior parte dei lettori è particolarmente esasperata da tali atteggiamenti, ampliati a dismisura dai vari criminologi e tuttologi da tastiera che i social network ci hanno regalato.

Nel corso dell'indagine si scopre che altri casi apparentemente così chiari avevano in realtà mietuto vittime innocenti da parte della giustizia e, unendo le forze tra detective della polizia e privati, risaliranno a una tremenda realtà che si fonde con le antiche leggende messicane legate al personaggio di El Cuco, che potrebbe essere il nostro Babau, o qualcosa del genere, anche se in quel caso è un qualcosa legato a una letteratura specifica fatta ovviamente di superstizioni.

Quando il libro "scivola" verso la fase di azione e di caccia all'Outsider (così i nostri eroi lo chiamano, non sapendo come meglio definirlo) il romanzo acquista ritmo narrativo, ma comincia a perdere qualche colpo dal punto di vista emotivo. Non ci immedesimiamo più forse, ed eravamo abituati sin lì a farlo, al contrario di altri romanzi in cui fin dall'inizio ci si cala nell'atmosfera del sovrannaturale e ci si trova bene, meravigliosamente bene, nel caso dei capolavori kinghiani.

Il finale lascia perplessi, nel senso che c'è ovviamente un'apoteosi con l'Outsider (che non sarà spoilerata ulteriormente), ma il lungo strascico di ricostruzione verosimile che i protagonisti fanno per riabilitare la figura di Terry Maitland senza essere presi per pazzi, rende il tutto piuttosto noioso, lasicando al lettore la sensazione che fermarsi una cinquantina di pagine prima sarebbe stata un'ottima idea.

The Outsider è comunque un passo avanti rispetto a Sleeping Beauties, secondo il modesto parere di chi scrive, anche se ovviamente la speranza è quella di riavere presto tra le mani un romanzo di Stephen King che ci faccia di nuovo percepire l'assoluta verità di impugnare un libro scritto da un dei più grandi scrittori contemporanei.

 

Alessandro Furlano

Sleeping Beauties

Titolo Originale: Sleeping Beautis

Anno: 2017

Data di pubblicazione ITA: 27/11/18

Data di pubblicazione USA: 26/09/17 

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 652

 Prezzo di copertina: 21,90 €

 

Risvolto di copertina:

«Che cos’è successo a Kitty?»
«Ha urlato per metà della notte. Ora dorme.»
«Le è uscito qualcosa di comprensibile?»
«Sì, che la Regina Nera sta arrivando.»


Dooling è una piccola città fortunata del West Virginia, con una splendida vista sui monti Appalachi e lavoro per tutti. È a Dooling, infatti, che qualche anno fa è stato costruito un carcere all’avanguardia destinato solo alle donne, che siano prostitute o spacciatrici, ladre o assassine, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è una di loro, in una notte agitata, ad annunciare l’arrivo della Regina Nera. Per il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione, è routine, un sedativo dovrebbe sistemare tutto. Per sua moglie Lila, lo sceriffo di Dooling, poteva essere un presagio. Perché poche ore dopo, da una collina lì vicina, arriva una chiamata al 911, ed è una ragazza sconvolta a urlare nel telefono che una donna mai vista ha ammazzato i suoi due amici, con una forza sovrumana. Il suo nome è Evie Black. Intorno a lei svolazzano strane falene marroni e sembra venire da un altro mondo. Lo stesso, forse, dove le donne a poco a poco finiscono, addormentate da un’inquietante malattia del sonno che le sottrae agli uomini. Un sonno dal quale è meglio non svegliarle. Anonymous Content (casa di produzione di True Detective e Mr. Robot in TV e di Revenant e Spotlight al cinema) si è assicurata i diritti di Sleeping Beauties, per farne una serie con la collaborazione di Stephen e Owen King.

 

La recensione di StephenKing.it:

Stephen King questa volta accontenta anche il secondo figlio, Owen, e scrive a quattro mani con lui questo corposo romanzo, Sleeping Beauties, il cui titolo prende spunto dalla nota fiaba "La Bella Addormentata".

A tutte le donne di una cittadina americana, prima, e dell'America intera poi, non appena si addormentano, comincia a formarsi un reticolo in faccia, una sorta di bozzolo che infine le avvolge completamente e le catapulta in una realtà parallela fatta di sole donne. Il loro corpo imbozzolato nel vecchio mondo rimane però il loro punto debole: se il bozzolo viene distrutto esse scompaiono dal loro nuovo Eden.

Nel frattempo nel vecchio mondo, ormai in mano agli uomini, regna il caos più totale, tra violenza, anarchia e la voglia di capire come fare a interrompere questo inesorabile e (apparentemente) irreversibile processo.

L'avvio del romanzo è interessante, con dinamiche tipiche dell'horror a cui ci stava disabituando il Re. La parte centrale, con la progressiva sparizione delle donne, tranne quelle che si mantengono sveglie a forza, non sapendo cosa le aspetta dopo, la vita del carcere femminile e quelle dei protagonisti, viene sviluppata con la sincopata lentezza di molti altri romanzi apocalittici kinghiani (da L'Ombra dello Scorpione a Cose Preziose, fino a The Dome), ma purtroppo non con la stessa verve narrativa.

Il risultato è un romanzo piuttosto pesante da leggere, anche con la speranza di un riscatto finale che purtroppo non avviene.

Nell'epoca del politicamente corretto, anche King si è lasciato tentare dallo scrivere un romanzo che trasuda pacifismo, anti "trumpismo" e soprattutto femminismo. Un romanzo e un Mondo in cui quasi tutti gli uomini sono degni della peggior fine e quasi tutte le donne sono loro vittime. Basti pensare alle detenute del carcere, tra le quali quelle veramente "cattive" sono ben poche, la stragrande maggioranza si trova lì per avere ucciso un marito violento, oppure per aver trasgredito alla legge per compiacerlo.

E' vero che il mondo è anche questo, tristemente vero, ma un romanzo in cui tutto viene ricondotto a ciò lascia perplessi. Nei romanzi apocolattici di cui prima era l'intera razza umana a dover espiare le proprie colpe (e come non essere d'accordo), qui è il solo genere maschile, che per quanto abietto, non merita una tale famigerata nomea.

Ma al di là delle considerazioni sulle tematiche sociali affrontate, anche soffermandosi unicamente sulla storia fine a se stessa, Sleeping Beauties è certamente uno dei più grandi passi falsi nella bibliografia del terzo millennio di colui che rimane, nonostante ciò, uno dei più grandi scrittori contemporanei.

 

Alessandro Furlano

La scatola dei bottoni di Gwendy

Titolo Originale: Gwendy's Button Box

Anno: 2017

Data di pubblicazione ITA: 20 / 03 / 18

Data di pubblicazione USA: 16/05/17 (nel formato USA la data è: 05/16/17)

Casa Editrice USA: Cemetery Dance

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 256

 Prezzo di copertina: 17,90 €

 

Risvolto di copertina:

"Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. 

Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo.

Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male. "

 

La recensione di StephenKing.it 

Quasi in principio fu Castle Rock, quel lontano 1979 con La zona morta, fra le cui pagine appariva per la prima volta la cittadina immaginaria del Maine destinata a far da sfondo alle storie più iconiche di Stephen King, da Cujo (1981) a Cose preziose (1991) passando per la fiaba nera de Il corpo (Stagioni diverse, 1982).

Sono passati praticamente quarant’anni ma l’oscuro luogo di provincia il cui nome rimanda alla tana del mostro de Il signore della mosche (William Golding, 1954) non ha smesso di ribadire la propria importanza nell’immaginario kinghiano, come ci aiuta a ricordare l’ultima e folgorante novella La scatola dei bottoni di Gwendy, scritta dal Re in collaborazione con Richard Chizmar.

È un ritorno alla tradizione in piena regola per King, lungi dal dimostrarsi stanco nello sviluppo dei temi e delle atmosfere a lui più cari: lo splendore dell’infanzia, il cancro del bullismo, la nostalgia delle estati passate, il conflitto fra la luce e l’ombra… e ovviamente la paura. Che per Gwendy Peterson, la dodicenne del titolo, assume le fattezze del singolare Mr. Farris, uomo in nero con cappello e pastrano (nonostante la calura estiva) incontrato in cima alla “Scala del Suicidio” durante una delle sue sessioni di corsa per dimagrire. Uno sconosciuto che conosce tutto di lei, anche se Gwendy non saprà mai spiegarsi fino in fondo come e perché.

L’attenzione della dodicenne “cicciottella” presto non avrà altro su cui focalizzarsi che l’antica scatola coperta di bottoni donatale dal misterioso osservatore; tutta per lei, solo per lei. Premere i pulsanti è divertente e porta tanta fortuna, ma anche - ci tiene a sottolineare Farris, prima di sparire nella caligine che offusca le strade di Castle Rock - conseguenze terribili.

Il seme dell’ossessione però è più forte e ha già attecchito nell’anima della giovane Peterson, come accadeva per i clienti di Leland Gaunt e ancora prima alla coppia dei protagonisti in Button, Button (1970) di Richard Matheson, l’omaggio non troppo fra le righe di La scatola dei bottoni di Gwendy che contribuisce - ancora una volta e in maniera nuova - a evidenziare e assottigliare il confine fra sogno e incubo, curiosità ed errore, dono e maledizione.

Con l’aiuto di Chizmar e il supporto delle illustrazioni di Ben Baldwin e Keith Minnion, veri e propri fermi immagine di un piccolo universo onirico affacciato sull’abisso, King si riconferma abile narratore delle derive quotidiane e delle pieghe di buio che nascondono, dove la dimensione del sovrannaturale vive a un solo passo di distanza della norma fino - e King ha già avuto modo di insegnarcelo - a diventarne sinonimo.

Forte di una scrittura snella e di un ritmo incalzante, fedelmente assecondati e riprodotti dalla traduzione italiana di Giovanni Arduino, quella nella vita di Gwendy Peterson, fra le pareti delle case e per le vie di Castle Rock, ha tutto per essere considerata un’esperienza di viaggio tanto breve quanto avvolgente, che non lascia via d’uscita ai suoi lettori al di fuori dell’ultima pagina, e contiene, sul fondo, la malinconia di un volo d’aquilone interrotto, il dolore del ricordo e la voglia, nonostante tutto, di ritornarci dentro. 

Francesca

Titolo Originale: End of Watch

Anno: 2016

Data di pubblicazione ITA: 11/10/16

Data di pubblicazione USA: 07/06/16

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 496

Prezzo di copertina: 19,90€

 

Risvolto di copertina:

In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. Il dolore lo assilla da un po' e ha deciso di sapere da dove viene. Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. Ha pensato a loro perché l'apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell'ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. Mentre invece la diabolica mente dell'Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l'intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. 

 

Recensione StephenKing.it:

Stephen King, qualche annetto fa, decise di intraprendere un nuovo esperimento letterario che è finito per diventare la trilogia di Bill Hodges. Nonostante avesse iniziato a scrivere romanzi gialli quali Colorado Kid e Joyland, lo scrittore del Maine riesce a sorprendere il lettore con la vita e la storia del poliziotto in pensione Bill Hodges che usa tutte le sue forze per scovare il famoso assassino della Mercedes: Brady Wilson Hartsfields. 

A differenza dei classici cattivi kinghiani, Hartsfields non è il tipico man in black, né tantomeno un essere malvagio paragonabile a Pennywise o Randall Flagg. Brady è un pazzo criminale, uno “smanettatore" informatico che non soltanto vuole commettere efferati omicidi, ma che tenta di scovare il male proprio dalle menti stesse delle loro vittime. E’ un assassino che istiga al suicidio, un Hannibal Lecter che gioca con le menti delle sue vittime. L'assassino è stato arrestato mentre tentava di far saltare in aria una bomba durante un concerto. Brutalmente ferito durante la sua cattura, risiede in un clinica per delle lesioni cerebrali che lo hanno portato ad essere in uno stato vegetativo incurabile.

Il romanzo che chiude la saga, Fine Turno, ritorna a descrivere con un flashback quella mattina nebbiosa del 2009, quando un pazzo su una Mercedes Benz grigia ha ucciso e mutilato decine di persone ad una fiera del lavoro. Incontriamo sin da subito un'altra delle vittime di Brady, Martine Stover, che a causa di questo assassino diviene paraplegica. 

Nelle pagine successive, invece, veniamo subito catapultati sei anni dopo, nella storia, nella vita e nei problemi del detective Bill Hodges titolare di un’agenzia investigativa, ancora ossessionato per il temibile Brady. 

Fine Turno, a differenza dei romanzi precedenti riporta il nostro scrittore sui suoi passi e quei piccoli elementi sovrannaturali a cui ci ha sempre abituati tornano ad esplodere con una forza dirompente. Presunti oggetti mossi per telecinesi, ipnosi ed istigazioni mentali ruotano attorno alla misteriosa figura dell’antagonista. Tutto viene svelato passo dopo passo, romanzo dopo romanzo. Infatti, una delle caratteristiche dello stile kinghiano, note al fedele lettore, consiste nell’introdurre brevi mosaici di elementi che verrano in seguito sviluppati nei romanzi successivi. Questo elemento stilistico si riscontra molto sul cuore pulsante del romanzo: il personaggio principale. 

Bill Hodges riesce a farsi amara dal lettore ed inoltre con lo scorrere delle pagine appare sempre più evidente la tematica dell’invecchiare, del fine turno appunto. L’autore stesso in alcune interviste afferma di inserire nei suoi romanzi parte di ciò che egli pensa all’atto della stesura. Con Bill Hodges si percorrono insieme questi momenti, l’invecchiare, il ritirarsi dal proprio lavoro, il cambiamento delle abitudini, la presa di coscienza della morte, delle malattie, fino ad aver paura di dover andare dal dottore e capire perché l’addome continua a far male. 

Sia Mr. Mercedes, sia Chi Perde paga possono funzionare molto bene anche come pezzi autonomi. Ma non appena si conclude Fine Turno appare evidente che i tre volumi debbano essere considerati come un’unica grande storia per poter apprezzare in pieno il suo valore.

Fine Turno è una storia che non lascia respiro, che avvolge il lettore nel mistero. Nelle vicende dei protagonisti e tra le pagine si avverte una certa malinconia ed empatia che presagisce la fine della saga. La storia, curata e tradotta abilmente da Giovanni Arduino, diventa sempre più entusiasmante fino ad arrivare ad un finale carico di sorprese. Godetevi fino alla fine questo End of Watch!

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