Romanzi

Tutti i Romanzi scritti dal Re.

La scatola dei bottoni di Gwendy

Titolo Originale: Gwendy's Button Box

Anno: 2017

Data di pubblicazione ITA: 20 / 03 / 18

Data di pubblicazione USA: 16/05/17 (nel formato USA la data è: 05/16/17)

Casa Editrice USA: Cemetery Dance

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 256

 Prezzo di copertina: 17,90 €

 

Risvolto di copertina:

"Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. 

Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo.

Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male. "

 

La recensione di StephenKing.it 

Quasi in principio fu Castle Rock, quel lontano 1979 con La zona morta, fra le cui pagine appariva per la prima volta la cittadina immaginaria del Maine destinata a far da sfondo alle storie più iconiche di Stephen King, da Cujo (1981) a Cose preziose (1991) passando per la fiaba nera de Il corpo (Stagioni diverse, 1982).

Sono passati praticamente quarant’anni ma l’oscuro luogo di provincia il cui nome rimanda alla tana del mostro de Il signore della mosche (William Golding, 1954) non ha smesso di ribadire la propria importanza nell’immaginario kinghiano, come ci aiuta a ricordare l’ultima e folgorante novella La scatola dei bottoni di Gwendy, scritta dal Re in collaborazione con Richard Chizmar.

È un ritorno alla tradizione in piena regola per King, lungi dal dimostrarsi stanco nello sviluppo dei temi e delle atmosfere a lui più cari: lo splendore dell’infanzia, il cancro del bullismo, la nostalgia delle estati passate, il conflitto fra la luce e l’ombra… e ovviamente la paura. Che per Gwendy Peterson, la dodicenne del titolo, assume le fattezze del singolare Mr. Farris, uomo in nero con cappello e pastrano (nonostante la calura estiva) incontrato in cima alla “Scala del Suicidio” durante una delle sue sessioni di corsa per dimagrire. Uno sconosciuto che conosce tutto di lei, anche se Gwendy non saprà mai spiegarsi fino in fondo come e perché.

L’attenzione della dodicenne “cicciottella” presto non avrà altro su cui focalizzarsi che l’antica scatola coperta di bottoni donatale dal misterioso osservatore; tutta per lei, solo per lei. Premere i pulsanti è divertente e porta tanta fortuna, ma anche - ci tiene a sottolineare Farris, prima di sparire nella caligine che offusca le strade di Castle Rock - conseguenze terribili.

Il seme dell’ossessione però è più forte e ha già attecchito nell’anima della giovane Peterson, come accadeva per i clienti di Leland Gaunt e ancora prima alla coppia dei protagonisti in Button, Button (1970) di Richard Matheson, l’omaggio non troppo fra le righe di La scatola dei bottoni di Gwendy che contribuisce - ancora una volta e in maniera nuova - a evidenziare e assottigliare il confine fra sogno e incubo, curiosità ed errore, dono e maledizione.

Con l’aiuto di Chizmar e il supporto delle illustrazioni di Ben Baldwin e Keith Minnion, veri e propri fermi immagine di un piccolo universo onirico affacciato sull’abisso, King si riconferma abile narratore delle derive quotidiane e delle pieghe di buio che nascondono, dove la dimensione del sovrannaturale vive a un solo passo di distanza della norma fino - e King ha già avuto modo di insegnarcelo - a diventarne sinonimo.

Forte di una scrittura snella e di un ritmo incalzante, fedelmente assecondati e riprodotti dalla traduzione italiana di Giovanni Arduino, quella nella vita di Gwendy Peterson, fra le pareti delle case e per le vie di Castle Rock, ha tutto per essere considerata un’esperienza di viaggio tanto breve quanto avvolgente, che non lascia via d’uscita ai suoi lettori al di fuori dell’ultima pagina, e contiene, sul fondo, la malinconia di un volo d’aquilone interrotto, il dolore del ricordo e la voglia, nonostante tutto, di ritornarci dentro. 

Francesca

Titolo Originale: End of Watch

Anno: 2016

Data di pubblicazione ITA: 11/10/16

Data di pubblicazione USA: 07/06/16

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 496

Prezzo di copertina: 19,90€

 

Risvolto di copertina:

In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. Il dolore lo assilla da un po' e ha deciso di sapere da dove viene. Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. Ha pensato a loro perché l'apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell'ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. Mentre invece la diabolica mente dell'Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l'intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. 

 

Recensione StephenKing.it:

Stephen King, qualche annetto fa, decise di intraprendere un nuovo esperimento letterario che è finito per diventare la trilogia di Bill Hodges. Nonostante avesse iniziato a scrivere romanzi gialli quali Colorado Kid e Joyland, lo scrittore del Maine riesce a sorprendere il lettore con la vita e la storia del poliziotto in pensione Bill Hodges che usa tutte le sue forze per scovare il famoso assassino della Mercedes: Brady Wilson Hartsfields. 

A differenza dei classici cattivi kinghiani, Hartsfields non è il tipico man in black, né tantomeno un essere malvagio paragonabile a Pennywise o Randall Flagg. Brady è un pazzo criminale, uno “smanettatore" informatico che non soltanto vuole commettere efferati omicidi, ma che tenta di scovare il male proprio dalle menti stesse delle loro vittime. E’ un assassino che istiga al suicidio, un Hannibal Lecter che gioca con le menti delle sue vittime. L'assassino è stato arrestato mentre tentava di far saltare in aria una bomba durante un concerto. Brutalmente ferito durante la sua cattura, risiede in un clinica per delle lesioni cerebrali che lo hanno portato ad essere in uno stato vegetativo incurabile.

Il romanzo che chiude la saga, Fine Turno, ritorna a descrivere con un flashback quella mattina nebbiosa del 2009, quando un pazzo su una Mercedes Benz grigia ha ucciso e mutilato decine di persone ad una fiera del lavoro. Incontriamo sin da subito un'altra delle vittime di Brady, Martine Stover, che a causa di questo assassino diviene paraplegica. 

Nelle pagine successive, invece, veniamo subito catapultati sei anni dopo, nella storia, nella vita e nei problemi del detective Bill Hodges titolare di un’agenzia investigativa, ancora ossessionato per il temibile Brady. 

Fine Turno, a differenza dei romanzi precedenti riporta il nostro scrittore sui suoi passi e quei piccoli elementi sovrannaturali a cui ci ha sempre abituati tornano ad esplodere con una forza dirompente. Presunti oggetti mossi per telecinesi, ipnosi ed istigazioni mentali ruotano attorno alla misteriosa figura dell’antagonista. Tutto viene svelato passo dopo passo, romanzo dopo romanzo. Infatti, una delle caratteristiche dello stile kinghiano, note al fedele lettore, consiste nell’introdurre brevi mosaici di elementi che verrano in seguito sviluppati nei romanzi successivi. Questo elemento stilistico si riscontra molto sul cuore pulsante del romanzo: il personaggio principale. 

Bill Hodges riesce a farsi amara dal lettore ed inoltre con lo scorrere delle pagine appare sempre più evidente la tematica dell’invecchiare, del fine turno appunto. L’autore stesso in alcune interviste afferma di inserire nei suoi romanzi parte di ciò che egli pensa all’atto della stesura. Con Bill Hodges si percorrono insieme questi momenti, l’invecchiare, il ritirarsi dal proprio lavoro, il cambiamento delle abitudini, la presa di coscienza della morte, delle malattie, fino ad aver paura di dover andare dal dottore e capire perché l’addome continua a far male. 

Sia Mr. Mercedes, sia Chi Perde paga possono funzionare molto bene anche come pezzi autonomi. Ma non appena si conclude Fine Turno appare evidente che i tre volumi debbano essere considerati come un’unica grande storia per poter apprezzare in pieno il suo valore.

Fine Turno è una storia che non lascia respiro, che avvolge il lettore nel mistero. Nelle vicende dei protagonisti e tra le pagine si avverte una certa malinconia ed empatia che presagisce la fine della saga. La storia, curata e tradotta abilmente da Giovanni Arduino, diventa sempre più entusiasmante fino ad arrivare ad un finale carico di sorprese. Godetevi fino alla fine questo End of Watch!

peppecharmed

 

Chi Perde Paga

 

Titolo Originale: Finders Keepers

Anno: 2015

Data di pubblicazione ITA: 22/11/15

Data di pubblicazione USA: 02/06/15

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 470

Prezzo di copertina: 19,90€

 

Risvolto di copertina:

Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

 

Recensione StephenKing.it:

 

Sono passati più di trent’anni dall’uscita di Misery, eppure Stephen King continua a riportare nero su bianco una tematica a lui cara: il rapporto tra lo scrittore ed il “fedele lettore”. Questa volta, però, non ci troviamo nella statica stanzetta in cui Annie Wilkes ha relegato Paul Sheldon. Con Chi Perde Paga la storia dei protagonisti si espande attraverso il tempo e lo spazio e Stephen King, percorrendo due intere generazioni, crea un perfetto intreccio temporale rendendo quest’opera letteraria scorrevole ed avvincente.

 

Lo svolgimento degli eventi ruota attorno a due personaggi che incarnano le figure di due diverse categorie di lettori: Morris Bellamy, un fan ossessivo che nutre un amore/odio quasi shakespeariano nei confronti del suo amato scrittore e Pete Sauber, uno studente di letteratura afflitto da gravi problemi economici familiari. 

I loro destini sono collegati ai preziosissimi scritti di John Rothstein, lo scrittore americano reso immortale dal personaggio che egli stesso ha creato: Jimmy Gold. John Rothstein, però, non pubblica più da vent’anni ed ha abbandonato il mondo letterario abbastanza presto per essere proclamato “un genio” solitario,  ritirandosi in una piccola cittadina del New Hampshire. Ripercorrendo similmente la vita dello scrittore novecentesco J.D. Salinger, Rothstein decide di allontanarsi dalla vita pubblica e di continuare a scrivere archiviando le sue storie in una casa appena fuori città. Tutto questo non è stato gradito da Morris Bellamy che, nel cuore della notte, piomba assieme ad altri due delinquenti a casa di Rothstein pronunciando in due parole l’incipit del romanzo: “Svegliati, genio”. 

Proprio come in Misery questo “fedele lettore” si avventa contro il romanziere ma il suo obiettivo è ben diverso da quello di Annie Wilkes. Morris, infatti, vuole vendicarsi brutalmente per ciò che è accaduto a Jimmy Gold incolpando lo scrittore di aver “creato uno dei più grandi personaggi della letteratura americana per poi buttarlo nel cesso”.

 

Così, dopo aver scovato la cassaforte ed ottenuto la combinazione, lo uccide facendogli saltare il geniale cervello. Tuttavia i compagni di Morris Bellamy non sanno che oltre ai soldi, John Rothstein nascondeva un patrimonio ben più prezioso: taccuini con appunti e scritti inediti. Un tesoro inestimabile, una scoperta eccezionale proprio come se il “Titanic fosse riemerso di colpo dall’oceano Atlantico, arrugginito e ammaccato, ma con la sua innegabile presenza”. 

 

Queste sono solo alcune premesse del secondo romanzo della trilogia iniziata con Mr. Mercedes, dove il detective in pensione Bill Hodges dovrà risolvere un’ennesimo caso aiutato da Holly Gibney e Jerome Robinson, i suoi inseparabili aiutanti 

 

Una delle tematiche di Chi Perde Paga è il tempo. Tra le pagine del romanzo troviamo un elemento fortemente autobiografico che ci aiuta a capire il nostro amato scrittore. Secondo il professore di lettere di Pete Saubers, il tempo è ciò che separa senza pietà “le cretinate dal resto”. Una paura che giace profonda nel cuore di Stephen King. Lo scrittore non mette di certo in discussione  il suo successo, la sua fama è indiscutibile, essendo ormai uno dei più importanti scrittori contemporanei. Ciò che invece turba il suo animo è sapere se le sue opere riusciranno a superare la prova del tempo. Verrà ricordato come Melville, Hawthorne, Edgar Allan Poe? Verrà ricordato come un altro grande scrittore della letteratura americana o verrà inghiottito nel dimenticatoio degli scrittori perduti? Lo scrittore ha affermato in un’intervista rilasciata a Lilja’s Library nel 2007 (che potete leggere nel saggio di Bev Vincent “Tutto su Stephen King” edito dalla Sperling & Kupfer) che da qui a cinquant’anni molto probabilmente la gente avrà un vago ricordo dei suoi lavori. A lui piacerebbe essere ricordato, essere qualcuno che venga letto, qualcuno il cui lavoro regga alla prova del tempo. 

 

Chi Perde Paga è indubbiamente un thriller che non si dimentica. La storia viene perfettamente tracciata attraverso la composizione di una serie di piccoli puzzle sparsi nel tempo che si uniscono impercettibilmente verso un finale coinvolgente. 

Il lettore, infatti, riesce ad addentrarsi perfettamente nel background della storia come se conoscesse quei luoghi da sempre ed inoltre la psicologia dei personaggi, ben definita e d’impatto, gli consente di immedesimarsi facilmente in essi.

Un romanzo che non può mancare agli amanti del genere, soprattutto per coloro che hanno già letto Mr. Mercedes in quanto alcune vicende percorrono percorsi paralleli. Un genere letterario che allontana ancora una volta lo scrittore dal genere dall’horror facendolo avvicinare al poliziesco, dimostrando come Stephen King sappia destreggiarsi perfettamente in questo campo senza nulla da invidiare alle crime fictions moderne.

 

Intrighi, omicidi, vendette. Lasciatevi travolgere da questa avvincente storia,  la cui accurata traduzione ci viene garantita da un bel po' di anni da Giovanni Arduino,  “fedele traduttore” kinghiano.

 

                                                                                                                                                              Giuseppe Alibrandi (peppecharmed)

Revival

Informazioni Essenziali:

 

Titolo Originale: Revival

Anno: 2015

Data di pubblicazione ITA: 17 / 03 / 15

Data di pubblicazione USA: 11 / 11 / 14

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

 

Risvolto di copertina:

Più di cinquant’anni fa, in una placida cittadina del New England, un’ombra si allunga sui giochi di un bambino di sei anni. Quando il piccolo Jamie alza lo sguardo, sopra di lui si staglia la figura rassicurante del nuovo reverendo. Intelligente, giovane e simpatico, Charles Jacobs conquista la fiducia dei suoi parrocchiani e l’amicizia incondizionata del bambino: per lui il pastore è un eroe, soprattutto dopo che gli ha «salvato» il fratello con una delle sue strepitose invenzioni elettriche. Ma l’idillio dura solo tre anni: la tragedia si abbatte come un fulmine su Jacobs, tutto il suo mondo è ridotto in cenere e a lui rimane solo l’urlo disperato contro il Dio che lo ha tradito. È il bando dal piccolo Eden che credeva di avere trovato. Trent’anni dopo, quando Jamie avrà attraversato l’America in compagnia dell’inseparabile chitarra che l’ha reso famoso, e dei demoni artificiali che ha incontrato lungo il cammino, l’ombra di Charles Jacobs lo avvolgerà ancora: questa volta per suggellare un patto terribile e definitivo. 

 

La recensione di StephenKing.it

Come avrebbe detto Roland Deschain, protagonista della serie di romanzi della Torre Nera, Revival è un buon minestrone. In ogni capitolo, infatti, si possono “assaporare” diverse emozioni. 

È un romanzo di formazione, un Bildungsroman, che ripercorre lo sviluppo del protagonista fin dall'infanzia, dando al lettore la coscienza di crescita sulla via di un processo di maturazione. Allo stesso tempo, però, il romanzo può essere considerato storico in quanto ricostruisce, con la cruda realtà che soltanto King riesce a cogliere, le atmosfere, la mentalità, ed i costumi americani dagli anni ’60 ai giorni nostri, evidenziando nelle tranquille cittadine del New England il mondo della tossicodipendenza e della musica rock. La storia, infine, si amalgama perfettamente con altri generi letterari: alcune scene potrebbero essere considerate thriller ed horror, rendendo il testo un vero e proprio  “revival” narrativo.  

Tant’è vero che non esiste titolo più appropriato! Revival rappresenta una rinascita letteraria, una riesumazione di tutto ciò che pullula nella fervida mente dello scrittore. Un termine che può indicare sia una riscoperta musicale, sia la resurrezione  stessa e sia una nuova corrente religiosa. Un romanzo intriso di fanatismo religioso e di nostalgia che mette in risalto questo rapporto quasi faustiano tra scienza e magia facendo compiere gesti disperati a tutti coloro che hanno perso la speranza. 

Sinistro. Cupo. Elettrizzante. Revival è scritto in prima persona sotto la prospettiva del giovane Jamie Morton, la cui sorte è destinata ad incrociarsi con quella del predicatore Charles Daniel Jacobs: il “quinto elemento”, il suo agente di cambiamento.

Già dalla dedica, presente all’inizio del testo, possiamo intuire che il romanzo ha tutte le premesse per essere definito “cattivo ed oscuro”. La storia, difatti, può essere considerata una rivisitazione moderna del Frankenstein di Mary Shelley e de Il grande Dio Pan di Arthur Machen, passando per le inquietudini di H.P. Lovecraft e citando le bizzarre avventure di Rip Van Winkle. Stephen King ha inserito volutamente una lista di scrittori che “hanno costruito le fondamenta della [sua] casa” per far intuire al lettore che questa storia ha un substrato gotico ed horror, in quanto è stata dedicata ad una serie di scrittori considerati i pilastri di questi due generi. Basti pensare al Dracula di Bram Stoker, La cosa oscura di Peter Straub o al famosissimo Psycho di Robert Bloch.

Com’è noto agli aficionados kinghiani, l’autore ama far convergere le sue opere l’una con l’altra. Ed ecco che il “Fedele Lettore” riesce a scovare tra le righe l’ossessiva presenza del numero 19 in luoghi, oggetti o nomi di persona, così come appare evidente il collegamento spazio-temporale con la cittadina immaginaria di Castle Rock e l’indimenticabile parco giochi Joyland. Inoltre, intravediamo in questo testo nostalgico evidenti tracce delle sue opere passate, elementi soprannaturali che ricordano a tratti la Zona Morta ed eventi traumatici che hanno portato alla dipendenza dall’alcool e dalla droga come è accaduto in Doctor Sleep. Ma non aspettatevi dei vampiri durante la lettura! L’orrore è reso molto più umano! Proprio come Padre Callahan, Charles Daniel Jacobs perde la sua fede, ma a differenza del prete di Salem’s Lot,  il presbitero di questo romanzo ha intenzione di sfruttare tutte le sue conoscenze per raggiungere il suo obiettivo.  

La storia sembra ricalcare svariati elementi autobiografici dello scrittore, relativi al suo periodo di dipendenza e alla sua instancabile voglia di suonare ed ascoltare i Ramones. E se Jamie Morton fosse un alter ego di Stephen King? Si potrebbe ipotizzare, data l’usanza dell’autore di creare innumerevoli mondi paralleli, che le vicende del protagonista possano in qualche modo essere una possibile vita alternativa, se non fosse divenuto uno scrittore di successo. 

Il lettore non riuscirà a staccarsi dal libro perché nessun altro meglio di King può raccontare una quotidianità così affascinante ma al contempo cupa ed enigmatica. La trama, così come i protagonisti e lo stile di scrittura piacevole, rende questo libro una vera esperienza di lettura. Un romanzo coinvolgente in cui l'orrore si nasconde silente tra le pagine, celato dalla strabiliante abilità letteraria dell'autore. Una storia che dona speranza, ma che riesce allo stesso tempo a strappartela improvvisamente via dal petto. Infatti una delle grandi qualità di questa opera letteraria è proprio l’accumularsi di tensione, pagina dopo pagina, che ti trattiene come fosse un magnete. Un testo affascinante ed insidioso tradotto abilmente dalle esperte mani di Giovanni Arduino. 

Lasciatevi elettrizzare da questa storia: “Se volete la verità, se cercate un potere più grande di noi tutti, osservate il fulmine” .

 

                                                                                                                                                                                                                         Peppecharmed

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Mr. Mercedes

Informazioni Essenziali:

 

Titolo Originale: Mr. Mercedes

Anno: 2014

Data di pubblicazione ITA: 30/ 09 / 14

Data di pubblicazione USA: 03 / 06 / 14

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

 

Risvolto di copertina:

"All’alba di un giorno qualsiasi, davanti alla Fiera del Lavoro di una cittadina americana colpita dalla crisi economica, centinaia di giovani, donne, uomini sono in attesa nella speranza di trovare un impiego. Invece, emergendo all’improvviso dalla nebbia, piomba su di loro una rombante Mercedes grigia, che spazza via decine di persone per poi sparire alle prime luci del giorno. Il killer non sarà mai trovato. Un anno dopo William Hodges, un poliziotto da poco in pensione, riceve il beffardo messaggio di Mr. Mercedes, che lo sfida a trovarlo prima che compia la prossima strage. Nella disperata corsa contro il tempo e contro il killer, il vecchio Hodges può contare solo sull’intelligenza e l’esperienza per fermare il suo sadico nemico. Inizia quindi un’incalzante caccia all’uomo, una partita a scacchi tra bene e male, costruita da uno Stephen King maestro della suspense."

 

La recensione di StephenKing.it

Dopo quarant’anni durante i quali ti hanno affibbiato tutte le etichette possibili, su tutte l’amata/odiata “Re dell’horror”, è normale tentare ad ogni libro di fuoriuscire da qualunque etichetta, o meglio “appiccicartene” addosso ogni volta una nuova per depistare e lasciare a bocca asciutta chi di mestiere fa il detrattore di persone che vorrebbe essere, un sorta di patetico  “wannabe” frustrato. Ecco perché King negli ultimi dieci romanzi può essere classificato in altrettanti generi diversi. Non fa eccezione Mr. Mercedes, che se vogliamo si avvicina allo stile hardboiled di Colorado Kid e Joyland, ma che in realtà è un ennesimo esperimento riuscito, magari meno clamorosamente di altri, ma pur sempre riuscito, della sua inimitabile carriera.

Il detective in pensione William Hodges sarà il protagonista di una trilogia, almeno per il momento, anche La Torre Nera doveva essere tale, poi i libri sono diventati sette, più uno. Un po’ come il Lincoln Rhyme di Jeffrey Deaver, l’Harry Bosh di Michael Connely o la Kay Scarpetta di Patricia Cornwell (ok, in quest’ultimo caso con le dovute proporzioni), pare che King voglia cimentarsi con una saga thriller con il personaggio del detective un po’ scalcinato che fa da filo conduttore ed onestamente se la storia viene sviluppata in maniera avvincente come in Mr. Mercedes non abbiamo nulla da obiettare.

La differenza tra King e gli altri però è King. Lui in qualunque momento può spaziare in un altro genere e il Fedele Lettore rimarrà con lui, finché rimarranno l’ineffabile narrazione e la definizione dei personaggi anche secondari così accurata e umana. Holly che si difende dalle avversità della vita anche grazie al Cipralex è di una familiarità quasi allarmante, per citarne una.

Chi non ama i gialli stia tranquillo: l’assassino si conosce per nome e cognome fin dalle prime pagine, non si rovina la suspance a nessuno parlando quindi di lui, pazzo furioso con più di un problema di Complesso di Edipo, una vita anonima se non per una propensione alle stragi, a partire dall’incipit del romanzo che, come sempre negli ultimi di King, parte subito dal “dunque”: la Mercedes che si avventa sulla folla in coda per un posto di lavoro ed il pazzo alla guida che si dilegua. Il gioco al gatto col topo con l’ormai ex investigatore che seguì il caso, e la promessa di una seconda ancora più clamorosa strage da sventare.

King è prolifico, lo si sa, lo si ama o lo si critica per questo, Revival è già tradotto da Giovanni Arduino e pronto alle stampe nei prossimi mesi, già si sa che il secondo romanzo della trilogia di William Hodges si chiamerà (almeno nella versione originale) Finders Keepers e noi di tutto questo diciamo grazie, per usare un gergo caro ai fan de La Torre Nera.

Con Arduino nella sua intervista al nostro sito, avevamo parlato della sua attitudine a calarsi nella “parte”, con Joyland confrontandosi con alcuni conoscenti giostrai, con Doctor Sleep frequentando gli Alcolisti Anonimi, con Mr. Mercedes in una maniera ancora più singolare (rimandiamo all’intervista stessa) e questo è senz’altro un plus che arricchisce la versione italiana rispetto ad una pedissequa traduzione.

Dopo trenta se non quaranta anni si parla ancora di It, de L’Ombra dello Scorpione, di  Shining e di Carrie e probabilmente tra altri trenta o quaranta si parlerà ancora di questi come delle pietre miliari della narrativa kinghiana e non di Mr. Mercedes, ma non per questo il piacere della lettura può ritenersi inferiore,  pagina dopo pagina i dubbi sul fatto che un thriller possa sminuire la bibligrafia del Re, svaniscono come la nebbia del primo mattino in autunno lascia il posto all’ultimo caldo sole prima del lungo inverno.

Pennywise

 

 

Postilla e nota personale del recensore:

Sarà perché King ha l’età di mio padre, sarà perché il suo primo romanzo pubblicato, Carrie, ha la mia età, sarà perché dopo le letture scolastiche imposte il primo autore scelto scientemente sia stato lui, sarà perché sono ormai passati circa quindici anni da quando sono diventato utente dell’allora neonato sito StephenKing.it, sarà perché da una dozzina circa lo amministro con i miei inseparabili compagni di viaggio che nel corso del tempo sono saliti “a bordo”, sarà perché da pochi intimi abbiamo creato una comunità che viaggia verso i cinquemila Fedeli Utenti, sarà perché da semisconosciuti abbiamo instaurato una collaborazione con la casa editrice italiana, la Sperling, che ci ha portato a comparire ormai stabilmente nel risvolto di copertina dei Suoi libri…sarà per queste cose ed il mio maledetto sentimentalismo, che non potendo più garantire un apporto costante e tempestivo in termini di recensioni, il sottoscritto, abbastanza noto ai tempi in cui i forum  non erano ancora stati soppiantati dai social network come Pennywise, abdica con quest’ultima da recensore ufficiale di StephenKing.it. Le nuove leve garantiranno una continuità in tal senso e, non sono frasi di circostanza, sicuramente un apporto qualitativo migliore in tal senso.

Il “vecchio” Pennywise rimane in sella però, sarò sempre qui finché il Re scriverà, anche quando non lo farà più per un qualunque motivo. StephenKing.it rimane la Casa Virtuale nella quale ho vissuto per anni, sono cresciuto in tutti i sensi e non mollerò mai. Dovessi anche diventare una sorta di rimbambito Presidente/mascotte tollerato con benevolenza dagli altri straordinari amministratori.

Per quei pochi o molti a cui può interessare, Penny c’è e ci sarà.

Sempre.

Lunghi giorni e piacevoli notti.

 

 

 

 

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