Romanzi

Tutti i Romanzi scritti dal Re.

The Outsider

Titolo Originale: the Outsider

Anno: 2017

Data di pubblicazione ITA: 23/10/18

Data di pubblicazione USA: 22/05/18

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Luca Briasco

Pagine: 530

 Prezzo di copertina: 21,90 €

 

Risvolto di copertina:

La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino.

Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino.

Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione. Perché il male ha molte facce. E King le conosce tutte.

«L'It dell'era Trump… notevole e veramente bello.»The AV Club

 

La recensione di StephenKing.it:

Dopo la parentesi (non molto felice, in realtà) di Sleeping Beauties, Stephen King ritorna al suo grande amore degli ultimi anni: il thriller. Lo fa a modo suo, con un pizzico di sovrannaturale, anche qualcosa in più forse.

The Outsider è la sua ultima fatica, un collegamento con la trilogia di Bill Hodges che si percepisce fin da subito e che risulta chiaro nel momento in cui fa il proprio ingresso tra i protagonisti, Holly Gibney, co-protagonista dei romanzi di Hodges e suo braccio destro all'agenzia investigativa Finders Keepers, prima del suo decesso, evento che Holly pare non avere ancora superato. Il nuovo Bill Hodges è Ralph Anderson, detective di Flint City, che fa arrestare davanti allo stadio gremito Terry Maitland, l'amato coach della locale squadra giovanile di baseball. Non ci sono dubbi, gli indizi, le testimonianze, le impronte digitali e perfino l'analisi del DNA lo inchiodano, nonostante un apparente alibi di ferro: quando il ragazzino seviziato e ucciso brutalmente per il quale vien incarcerato subiva il proprio destino, Terry era ad una conferenza a centinaia di chilometri, ripreso da una telecamera e con tre colleghi insegnanti come testimoni. Ma la macchina della (in)giustizia non si ferma ugualmente. 

Nella prima parte, quella dell'errore giudiziario, il romanzo è decisamente avvincente, King fa leva sullo spirito di giustizia che alberga in noi, facendoci capire da subito che, non sappiamo ancora come, ma Terry è inncente. Fa leva su quella frustrazione che ci scaturisce dentro ogni volta in cui l'opiunione pubblica si schiera in maniera così violenta, cieca e ottusa senza avere le informazioni e le conoscenze per comprenderle, che sarebbero necessarie per emettere delle sentenze. E lo fa nel periodo in cui la maggior parte dei lettori è particolarmente esasperata da tali atteggiamenti, ampliati a dismisura dai vari criminologi e tuttologi da tastiera che i social network ci hanno regalato.

Nel corso dell'indagine si scopre che altri casi apparentemente così chiari avevano in realtà mietuto vittime innocenti da parte della giustizia e, unendo le forze tra detective della polizia e privati, risaliranno a una tremenda realtà che si fonde con le antiche leggende messicane legate al personaggio di El Cuco, che potrebbe essere il nostro Babau, o qualcosa del genere, anche se in quel caso è un qualcosa legato a una letteratura specifica fatta ovviamente di superstizioni.

Quando il libro "scivola" verso la fase di azione e di caccia all'Outsider (così i nostri eroi lo chiamano, non sapendo come meglio definirlo) il romanzo acquista ritmo narrativo, ma comincia a perdere qualche colpo dal punto di vista emotivo. Non ci immedesimiamo più forse, ed eravamo abituati sin lì a farlo, al contrario di altri romanzi in cui fin dall'inizio ci si cala nell'atmosfera del sovrannaturale e ci si trova bene, meravigliosamente bene, nel caso dei capolavori kinghiani.

Il finale lascia perplessi, nel senso che c'è ovviamente un'apoteosi con l'Outsider (che non sarà spoilerata ulteriormente), ma il lungo strascico di ricostruzione verosimile che i protagonisti fanno per riabilitare la figura di Terry Maitland senza essere presi per pazzi, rende il tutto piuttosto noioso, lasicando al lettore la sensazione che fermarsi una cinquantina di pagine prima sarebbe stata un'ottima idea.

The Outsider è comunque un passo avanti rispetto a Sleeping Beauties, secondo il modesto parere di chi scrive, anche se ovviamente la speranza è quella di riavere presto tra le mani un romanzo di Stephen King che ci faccia di nuovo percepire l'assoluta verità di impugnare un libro scritto da un dei più grandi scrittori contemporanei.

 

Alessandro Furlano

Sleeping Beauties

Titolo Originale: Sleeping Beautis

Anno: 2017

Data di pubblicazione ITA: 27/11/18

Data di pubblicazione USA: 26/09/17 

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 652

 Prezzo di copertina: 21,90 €

 

Risvolto di copertina:

«Che cos’è successo a Kitty?»
«Ha urlato per metà della notte. Ora dorme.»
«Le è uscito qualcosa di comprensibile?»
«Sì, che la Regina Nera sta arrivando.»


Dooling è una piccola città fortunata del West Virginia, con una splendida vista sui monti Appalachi e lavoro per tutti. È a Dooling, infatti, che qualche anno fa è stato costruito un carcere all’avanguardia destinato solo alle donne, che siano prostitute o spacciatrici, ladre o assassine, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è una di loro, in una notte agitata, ad annunciare l’arrivo della Regina Nera. Per il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione, è routine, un sedativo dovrebbe sistemare tutto. Per sua moglie Lila, lo sceriffo di Dooling, poteva essere un presagio. Perché poche ore dopo, da una collina lì vicina, arriva una chiamata al 911, ed è una ragazza sconvolta a urlare nel telefono che una donna mai vista ha ammazzato i suoi due amici, con una forza sovrumana. Il suo nome è Evie Black. Intorno a lei svolazzano strane falene marroni e sembra venire da un altro mondo. Lo stesso, forse, dove le donne a poco a poco finiscono, addormentate da un’inquietante malattia del sonno che le sottrae agli uomini. Un sonno dal quale è meglio non svegliarle. Anonymous Content (casa di produzione di True Detective e Mr. Robot in TV e di Revenant e Spotlight al cinema) si è assicurata i diritti di Sleeping Beauties, per farne una serie con la collaborazione di Stephen e Owen King.

 

La recensione di StephenKing.it:

Stephen King questa volta accontenta anche il secondo figlio, Owen, e scrive a quattro mani con lui questo corposo romanzo, Sleeping Beauties, il cui titolo prende spunto dalla nota fiaba "La Bella Addormentata".

A tutte le donne di una cittadina americana, prima, e dell'America intera poi, non appena si addormentano, comincia a formarsi un reticolo in faccia, una sorta di bozzolo che infine le avvolge completamente e le catapulta in una realtà parallela fatta di sole donne. Il loro corpo imbozzolato nel vecchio mondo rimane però il loro punto debole: se il bozzolo viene distrutto esse scompaiono dal loro nuovo Eden.

Nel frattempo nel vecchio mondo, ormai in mano agli uomini, regna il caos più totale, tra violenza, anarchia e la voglia di capire come fare a interrompere questo inesorabile e (apparentemente) irreversibile processo.

L'avvio del romanzo è interessante, con dinamiche tipiche dell'horror a cui ci stava disabituando il Re. La parte centrale, con la progressiva sparizione delle donne, tranne quelle che si mantengono sveglie a forza, non sapendo cosa le aspetta dopo, la vita del carcere femminile e quelle dei protagonisti, viene sviluppata con la sincopata lentezza di molti altri romanzi apocalittici kinghiani (da L'Ombra dello Scorpione a Cose Preziose, fino a The Dome), ma purtroppo non con la stessa verve narrativa.

Il risultato è un romanzo piuttosto pesante da leggere, anche con la speranza di un riscatto finale che purtroppo non avviene.

Nell'epoca del politicamente corretto, anche King si è lasciato tentare dallo scrivere un romanzo che trasuda pacifismo, anti "trumpismo" e soprattutto femminismo. Un romanzo e un Mondo in cui quasi tutti gli uomini sono degni della peggior fine e quasi tutte le donne sono loro vittime. Basti pensare alle detenute del carcere, tra le quali quelle veramente "cattive" sono ben poche, la stragrande maggioranza si trova lì per avere ucciso un marito violento, oppure per aver trasgredito alla legge per compiacerlo.

E' vero che il mondo è anche questo, tristemente vero, ma un romanzo in cui tutto viene ricondotto a ciò lascia perplessi. Nei romanzi apocolattici di cui prima era l'intera razza umana a dover espiare le proprie colpe (e come non essere d'accordo), qui è il solo genere maschile, che per quanto abietto, non merita una tale famigerata nomea.

Ma al di là delle considerazioni sulle tematiche sociali affrontate, anche soffermandosi unicamente sulla storia fine a se stessa, Sleeping Beauties è certamente uno dei più grandi passi falsi nella bibliografia del terzo millennio di colui che rimane, nonostante ciò, uno dei più grandi scrittori contemporanei.

 

Alessandro Furlano

La scatola dei bottoni di Gwendy

Titolo Originale: Gwendy's Button Box

Anno: 2017

Data di pubblicazione ITA: 20 / 03 / 18

Data di pubblicazione USA: 16/05/17 (nel formato USA la data è: 05/16/17)

Casa Editrice USA: Cemetery Dance

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 256

 Prezzo di copertina: 17,90 €

 

Risvolto di copertina:

"Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. 

Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo.

Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male. "

 

La recensione di StephenKing.it 

Quasi in principio fu Castle Rock, quel lontano 1979 con La zona morta, fra le cui pagine appariva per la prima volta la cittadina immaginaria del Maine destinata a far da sfondo alle storie più iconiche di Stephen King, da Cujo (1981) a Cose preziose (1991) passando per la fiaba nera de Il corpo (Stagioni diverse, 1982).

Sono passati praticamente quarant’anni ma l’oscuro luogo di provincia il cui nome rimanda alla tana del mostro de Il signore della mosche (William Golding, 1954) non ha smesso di ribadire la propria importanza nell’immaginario kinghiano, come ci aiuta a ricordare l’ultima e folgorante novella La scatola dei bottoni di Gwendy, scritta dal Re in collaborazione con Richard Chizmar.

È un ritorno alla tradizione in piena regola per King, lungi dal dimostrarsi stanco nello sviluppo dei temi e delle atmosfere a lui più cari: lo splendore dell’infanzia, il cancro del bullismo, la nostalgia delle estati passate, il conflitto fra la luce e l’ombra… e ovviamente la paura. Che per Gwendy Peterson, la dodicenne del titolo, assume le fattezze del singolare Mr. Farris, uomo in nero con cappello e pastrano (nonostante la calura estiva) incontrato in cima alla “Scala del Suicidio” durante una delle sue sessioni di corsa per dimagrire. Uno sconosciuto che conosce tutto di lei, anche se Gwendy non saprà mai spiegarsi fino in fondo come e perché.

L’attenzione della dodicenne “cicciottella” presto non avrà altro su cui focalizzarsi che l’antica scatola coperta di bottoni donatale dal misterioso osservatore; tutta per lei, solo per lei. Premere i pulsanti è divertente e porta tanta fortuna, ma anche - ci tiene a sottolineare Farris, prima di sparire nella caligine che offusca le strade di Castle Rock - conseguenze terribili.

Il seme dell’ossessione però è più forte e ha già attecchito nell’anima della giovane Peterson, come accadeva per i clienti di Leland Gaunt e ancora prima alla coppia dei protagonisti in Button, Button (1970) di Richard Matheson, l’omaggio non troppo fra le righe di La scatola dei bottoni di Gwendy che contribuisce - ancora una volta e in maniera nuova - a evidenziare e assottigliare il confine fra sogno e incubo, curiosità ed errore, dono e maledizione.

Con l’aiuto di Chizmar e il supporto delle illustrazioni di Ben Baldwin e Keith Minnion, veri e propri fermi immagine di un piccolo universo onirico affacciato sull’abisso, King si riconferma abile narratore delle derive quotidiane e delle pieghe di buio che nascondono, dove la dimensione del sovrannaturale vive a un solo passo di distanza della norma fino - e King ha già avuto modo di insegnarcelo - a diventarne sinonimo.

Forte di una scrittura snella e di un ritmo incalzante, fedelmente assecondati e riprodotti dalla traduzione italiana di Giovanni Arduino, quella nella vita di Gwendy Peterson, fra le pareti delle case e per le vie di Castle Rock, ha tutto per essere considerata un’esperienza di viaggio tanto breve quanto avvolgente, che non lascia via d’uscita ai suoi lettori al di fuori dell’ultima pagina, e contiene, sul fondo, la malinconia di un volo d’aquilone interrotto, il dolore del ricordo e la voglia, nonostante tutto, di ritornarci dentro. 

Francesca

Titolo Originale: End of Watch

Anno: 2016

Data di pubblicazione ITA: 11/10/16

Data di pubblicazione USA: 07/06/16

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 496

Prezzo di copertina: 19,90€

 

Risvolto di copertina:

In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. Il dolore lo assilla da un po' e ha deciso di sapere da dove viene. Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. Ha pensato a loro perché l'apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell'ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. Mentre invece la diabolica mente dell'Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l'intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. 

 

Recensione StephenKing.it:

Stephen King, qualche annetto fa, decise di intraprendere un nuovo esperimento letterario che è finito per diventare la trilogia di Bill Hodges. Nonostante avesse iniziato a scrivere romanzi gialli quali Colorado Kid e Joyland, lo scrittore del Maine riesce a sorprendere il lettore con la vita e la storia del poliziotto in pensione Bill Hodges che usa tutte le sue forze per scovare il famoso assassino della Mercedes: Brady Wilson Hartsfields. 

A differenza dei classici cattivi kinghiani, Hartsfields non è il tipico man in black, né tantomeno un essere malvagio paragonabile a Pennywise o Randall Flagg. Brady è un pazzo criminale, uno “smanettatore" informatico che non soltanto vuole commettere efferati omicidi, ma che tenta di scovare il male proprio dalle menti stesse delle loro vittime. E’ un assassino che istiga al suicidio, un Hannibal Lecter che gioca con le menti delle sue vittime. L'assassino è stato arrestato mentre tentava di far saltare in aria una bomba durante un concerto. Brutalmente ferito durante la sua cattura, risiede in un clinica per delle lesioni cerebrali che lo hanno portato ad essere in uno stato vegetativo incurabile.

Il romanzo che chiude la saga, Fine Turno, ritorna a descrivere con un flashback quella mattina nebbiosa del 2009, quando un pazzo su una Mercedes Benz grigia ha ucciso e mutilato decine di persone ad una fiera del lavoro. Incontriamo sin da subito un'altra delle vittime di Brady, Martine Stover, che a causa di questo assassino diviene paraplegica. 

Nelle pagine successive, invece, veniamo subito catapultati sei anni dopo, nella storia, nella vita e nei problemi del detective Bill Hodges titolare di un’agenzia investigativa, ancora ossessionato per il temibile Brady. 

Fine Turno, a differenza dei romanzi precedenti riporta il nostro scrittore sui suoi passi e quei piccoli elementi sovrannaturali a cui ci ha sempre abituati tornano ad esplodere con una forza dirompente. Presunti oggetti mossi per telecinesi, ipnosi ed istigazioni mentali ruotano attorno alla misteriosa figura dell’antagonista. Tutto viene svelato passo dopo passo, romanzo dopo romanzo. Infatti, una delle caratteristiche dello stile kinghiano, note al fedele lettore, consiste nell’introdurre brevi mosaici di elementi che verrano in seguito sviluppati nei romanzi successivi. Questo elemento stilistico si riscontra molto sul cuore pulsante del romanzo: il personaggio principale. 

Bill Hodges riesce a farsi amara dal lettore ed inoltre con lo scorrere delle pagine appare sempre più evidente la tematica dell’invecchiare, del fine turno appunto. L’autore stesso in alcune interviste afferma di inserire nei suoi romanzi parte di ciò che egli pensa all’atto della stesura. Con Bill Hodges si percorrono insieme questi momenti, l’invecchiare, il ritirarsi dal proprio lavoro, il cambiamento delle abitudini, la presa di coscienza della morte, delle malattie, fino ad aver paura di dover andare dal dottore e capire perché l’addome continua a far male. 

Sia Mr. Mercedes, sia Chi Perde paga possono funzionare molto bene anche come pezzi autonomi. Ma non appena si conclude Fine Turno appare evidente che i tre volumi debbano essere considerati come un’unica grande storia per poter apprezzare in pieno il suo valore.

Fine Turno è una storia che non lascia respiro, che avvolge il lettore nel mistero. Nelle vicende dei protagonisti e tra le pagine si avverte una certa malinconia ed empatia che presagisce la fine della saga. La storia, curata e tradotta abilmente da Giovanni Arduino, diventa sempre più entusiasmante fino ad arrivare ad un finale carico di sorprese. Godetevi fino alla fine questo End of Watch!

peppecharmed

 

Chi Perde Paga

 

Titolo Originale: Finders Keepers

Anno: 2015

Data di pubblicazione ITA: 22/11/15

Data di pubblicazione USA: 02/06/15

Casa Editrice USA: Scribner

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 470

Prezzo di copertina: 19,90€

 

Risvolto di copertina:

Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

 

Recensione StephenKing.it:

 

Sono passati più di trent’anni dall’uscita di Misery, eppure Stephen King continua a riportare nero su bianco una tematica a lui cara: il rapporto tra lo scrittore ed il “fedele lettore”. Questa volta, però, non ci troviamo nella statica stanzetta in cui Annie Wilkes ha relegato Paul Sheldon. Con Chi Perde Paga la storia dei protagonisti si espande attraverso il tempo e lo spazio e Stephen King, percorrendo due intere generazioni, crea un perfetto intreccio temporale rendendo quest’opera letteraria scorrevole ed avvincente.

 

Lo svolgimento degli eventi ruota attorno a due personaggi che incarnano le figure di due diverse categorie di lettori: Morris Bellamy, un fan ossessivo che nutre un amore/odio quasi shakespeariano nei confronti del suo amato scrittore e Pete Sauber, uno studente di letteratura afflitto da gravi problemi economici familiari. 

I loro destini sono collegati ai preziosissimi scritti di John Rothstein, lo scrittore americano reso immortale dal personaggio che egli stesso ha creato: Jimmy Gold. John Rothstein, però, non pubblica più da vent’anni ed ha abbandonato il mondo letterario abbastanza presto per essere proclamato “un genio” solitario,  ritirandosi in una piccola cittadina del New Hampshire. Ripercorrendo similmente la vita dello scrittore novecentesco J.D. Salinger, Rothstein decide di allontanarsi dalla vita pubblica e di continuare a scrivere archiviando le sue storie in una casa appena fuori città. Tutto questo non è stato gradito da Morris Bellamy che, nel cuore della notte, piomba assieme ad altri due delinquenti a casa di Rothstein pronunciando in due parole l’incipit del romanzo: “Svegliati, genio”. 

Proprio come in Misery questo “fedele lettore” si avventa contro il romanziere ma il suo obiettivo è ben diverso da quello di Annie Wilkes. Morris, infatti, vuole vendicarsi brutalmente per ciò che è accaduto a Jimmy Gold incolpando lo scrittore di aver “creato uno dei più grandi personaggi della letteratura americana per poi buttarlo nel cesso”.

 

Così, dopo aver scovato la cassaforte ed ottenuto la combinazione, lo uccide facendogli saltare il geniale cervello. Tuttavia i compagni di Morris Bellamy non sanno che oltre ai soldi, John Rothstein nascondeva un patrimonio ben più prezioso: taccuini con appunti e scritti inediti. Un tesoro inestimabile, una scoperta eccezionale proprio come se il “Titanic fosse riemerso di colpo dall’oceano Atlantico, arrugginito e ammaccato, ma con la sua innegabile presenza”. 

 

Queste sono solo alcune premesse del secondo romanzo della trilogia iniziata con Mr. Mercedes, dove il detective in pensione Bill Hodges dovrà risolvere un’ennesimo caso aiutato da Holly Gibney e Jerome Robinson, i suoi inseparabili aiutanti 

 

Una delle tematiche di Chi Perde Paga è il tempo. Tra le pagine del romanzo troviamo un elemento fortemente autobiografico che ci aiuta a capire il nostro amato scrittore. Secondo il professore di lettere di Pete Saubers, il tempo è ciò che separa senza pietà “le cretinate dal resto”. Una paura che giace profonda nel cuore di Stephen King. Lo scrittore non mette di certo in discussione  il suo successo, la sua fama è indiscutibile, essendo ormai uno dei più importanti scrittori contemporanei. Ciò che invece turba il suo animo è sapere se le sue opere riusciranno a superare la prova del tempo. Verrà ricordato come Melville, Hawthorne, Edgar Allan Poe? Verrà ricordato come un altro grande scrittore della letteratura americana o verrà inghiottito nel dimenticatoio degli scrittori perduti? Lo scrittore ha affermato in un’intervista rilasciata a Lilja’s Library nel 2007 (che potete leggere nel saggio di Bev Vincent “Tutto su Stephen King” edito dalla Sperling & Kupfer) che da qui a cinquant’anni molto probabilmente la gente avrà un vago ricordo dei suoi lavori. A lui piacerebbe essere ricordato, essere qualcuno che venga letto, qualcuno il cui lavoro regga alla prova del tempo. 

 

Chi Perde Paga è indubbiamente un thriller che non si dimentica. La storia viene perfettamente tracciata attraverso la composizione di una serie di piccoli puzzle sparsi nel tempo che si uniscono impercettibilmente verso un finale coinvolgente. 

Il lettore, infatti, riesce ad addentrarsi perfettamente nel background della storia come se conoscesse quei luoghi da sempre ed inoltre la psicologia dei personaggi, ben definita e d’impatto, gli consente di immedesimarsi facilmente in essi.

Un romanzo che non può mancare agli amanti del genere, soprattutto per coloro che hanno già letto Mr. Mercedes in quanto alcune vicende percorrono percorsi paralleli. Un genere letterario che allontana ancora una volta lo scrittore dal genere dall’horror facendolo avvicinare al poliziesco, dimostrando come Stephen King sappia destreggiarsi perfettamente in questo campo senza nulla da invidiare alle crime fictions moderne.

 

Intrighi, omicidi, vendette. Lasciatevi travolgere da questa avvincente storia,  la cui accurata traduzione ci viene garantita da un bel po' di anni da Giovanni Arduino,  “fedele traduttore” kinghiano.

 

                                                                                                                                                              Giuseppe Alibrandi (peppecharmed)