IT compie 40 anni: il romanzo che ha trasformato Derry in un luogo da cui nessuno è mai davvero tornato
15 settembre 1986 – 15 settembre 2026. Quarant’anni di IT, quarant’anni di Derry, quarant’anni di una storia che ha continuato a vivere nell’immaginario di intere generazioni di lettori.
Proprio oggi, quarant’anni fa, Stephen King portava nelle librerie americane un romanzo destinato a diventare molto più di una storia dell’orrore.
Il suo titolo era semplice, quasi inquietante nella sua essenzialità: IT.
Quattro decenni dopo, quella parola continua a evocare un luogo, un gruppo di amici, un’estate lontana, una promessa e soprattutto una paura che sembra non voler morire mai.
Derry continua a chiamare.
Quarant’anni fa cominciava tutto
Quando IT arrivò nelle librerie, Stephen King aveva già conquistato milioni di lettori. Ma con questo romanzo decise di spingersi ancora più lontano.
Il libro, pubblicato da Viking Press, era enorme per dimensioni e ambizione: oltre mille pagine nelle prime edizioni americane. Ma la sua grandezza non stava soltanto nella quantità di pagine.
King aveva costruito una storia capace di muoversi continuamente tra passato e presente, tra l’infanzia e l’età adulta, trasformando una piccola città del Maine nel teatro di qualcosa di molto più grande di un semplice racconto dell’orrore.
Al centro c’erano sette bambini.
Bill, Ben, Beverly, Richie, Eddie, Mike e Stan.
Sette ragazzi diversi, emarginati, imperfetti e apparentemente troppo piccoli per affrontare ciò che vive sotto Derry.
Insieme sarebbero diventati il Club dei Perdenti.
Non è soltanto la storia di Pennywise
È facile ricordare IT pensando immediatamente a Pennywise, al suo sorriso, ai palloncini rossi e a quella frase che sarebbe diventata una delle più celebri dell’intera opera di Stephen King:
«Galleggerai anche tu.»
Ma ridurre IT al suo mostro significherebbe perdere il cuore del romanzo.
Perché IT parla soprattutto di infanzia.
Parla dell’amicizia che nasce quando ci si sente soli.
Parla delle paure che da bambini sembrano impossibili da superare.
Parla delle promesse fatte quando ancora non sappiamo quanto possa essere difficile mantenerle.
E parla della memoria.
Di ciò che accade quando diventiamo adulti e cerchiamo di dimenticare chi eravamo.
Il vero orrore di Derry, infatti, non è soltanto quello che vive nelle fogne.
È anche ciò che gli abitanti della città scelgono di non vedere.
Derry, il luogo dove il male ritorna
Uno degli elementi più straordinari del romanzo è proprio Derry.
King non la tratta come un semplice sfondo. La città diventa quasi un personaggio: un luogo apparentemente normale, con le sue strade, le sue case, le sue famiglie e i suoi bambini, sotto il quale si nasconde qualcosa di antico e terribile.
È qui che IT torna ciclicamente.
È qui che i bambini del Club dei Perdenti affrontano per la prima volta quella presenza.
Ed è qui che, molti anni dopo, sono costretti a tornare per mantenere una promessa che sembrava appartenere ormai a un’altra vita.
Il passato, però, a Derry non è mai veramente passato.
Puoi lasciare Derry. Ma Derry non lascia mai davvero te.
La paura assume la forma che preferiamo
Una delle idee più potenti di IT è che il mostro non abbia una forma definitiva.
IT può diventare ciò che le sue vittime temono maggiormente.
Per questo Pennywise è soltanto una delle sue manifestazioni più riconoscibili: il clown è perfetto per attirare i bambini, ma l’entità può assumere forme diverse, trasformando la paura personale di ciascuno in qualcosa di concreto.
Ed è proprio qui che King riesce a fare qualcosa di particolarmente inquietante.
Non ci mostra semplicemente ciò che dobbiamo temere.
Ci costringe a chiederci quale forma avrebbe il mostro se venisse a cercare proprio noi.
Il romanzo dell’infanzia e della memoria
Al di sotto dell’orrore, IT è anche una gigantesca storia di formazione.
I sette protagonisti affrontano mostri, violenza, bullismo, perdita e paura. Ma soprattutto affrontano il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta.
King intreccia continuamente le due epoche della loro vita, mostrando quanto le esperienze vissute da bambini possano continuare a vivere dentro di noi anche quando siamo diventati adulti.
È una delle ragioni per cui, a quarant’anni dalla sua pubblicazione, IT continua a parlare a generazioni diverse di lettori.
Chi lo legge da ragazzo può riconoscersi nei Perdenti.
Chi lo rilegge da adulto può riconoscere qualcosa di ancora più inquietante:
la nostalgia per le persone che eravamo e per quelle che abbiamo perduto lungo la strada.
La copertina di TIME e il lettore al centro dell’incubo
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Poche settimane dopo l’uscita del romanzo, Stephen King arrivò anche sulla copertina di TIME.
Il numero era quello del 6 ottobre 1986 e la copertina era accreditata all’artista Gottfried Helnwein.
Ma guardandola attentamente c’è qualcosa di curioso.
Pennywise non compare.
Al posto del clown troviamo un lettore immerso nelle pagine di un libro, con il volto illuminato dalla lettura e un’espressione di puro terrore.
Ed è proprio questo a rendere quell’immagine così efficace ancora oggi.
Il protagonista non è il mostro.
È la persona che sta leggendo.
La copertina sembra suggerire che l’orrore non abbia bisogno di uscire dal libro per raggiungerci.
È sufficiente aprirlo.
Anche Stephen King, nel 1986, pensava di cambiare strada
C’è poi un’altra curiosità legata a quel momento della carriera di King.
Dopo la pubblicazione di IT, lo scrittore stava seriamente pensando di allontanarsi dall’horror.
In un’intervista pubblicata da TIME nell’autunno del 1986, King parlò della possibilità di dedicarsi ad altri generi e arrivò persino a definire IT un libro «molto mal costruito».
Il suo futuro, però, sarebbe andato in una direzione molto diversa.
King avrebbe continuato a scrivere horror, thriller, fantasy, fantascienza e narrativa, costruendo nei decenni successivi un universo letterario sempre più vasto.
Ma IT sarebbe rimasto uno dei titoli più importanti della sua carriera.
Quarant’anni dopo, IT è ancora qui
Ci sono libri che appartengono al loro tempo.
E poi ci sono libri che, con il passare degli anni, sembrano cambiare insieme a chi li legge.
IT appartiene alla seconda categoria.
Nel 1986 poteva essere letto come la storia di sette bambini che affrontano un mostro.
Oggi possiamo leggerlo anche come una storia sulla memoria, sull’amicizia, sul trauma, sulla perdita dell’innocenza e sul bisogno di mantenere le promesse che abbiamo fatto alle persone che amavamo quando eravamo bambini.
Forse è proprio per questo che Derry continua a esistere nella nostra immaginazione.
Perché tutti abbiamo avuto una Derry.
Tutti abbiamo avuto una paura che sembrava troppo grande.
Tutti abbiamo avuto qualcuno con cui affrontarla.
E tutti, prima o poi, abbiamo dovuto lasciare qualcosa della nostra infanzia alle nostre spalle.
Ma alcune cose non se ne vanno mai completamente.
Restano lì.
Ad aspettare.
Come IT.
Buon 40° anniversario, IT.
Quarant’anni di paura.
Quarant’anni di amicizia.
Quarant’anni di Derry.
Quarant’anni di lettori che hanno guardato dentro quelle pagine e hanno avuto paura di ciò che potevano trovarci.
Perché forse il segreto di IT è proprio questo: il mostro può cambiare forma, ma le paure che porta con sé sono sempre le nostre.
E a quarant’anni dalla sua prima apparizione, una cosa è certa.
Derry continua a chiamare.
Non hai ancora letto IT?
Per i suoi 40 anni potrebbe essere il momento giusto per farlo
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P.S. Non ci riteniamo responsabili di eventuali apparizioni di Clown.