La musica di Stephen King: intervista a Giuseppe Cucinotta, autore del libro
Da una chat della Congrega del Re a StephenKing.it
A volte basta un nome letto per caso in una chat.
Avevamo già letto e apprezzato La musica di Stephen King, lo splendido libro di Giuseppe Cucinotta dedicato al rapporto tra Stephen King e la musica, e da tempo avevamo in mente di contattare il suo autore per proporgli un’intervista.
Poi, quasi per caso, abbiamo visto comparire il nome Giuseppe Cucinotta nella chat Telegram de La congrega del Re, il gruppo dedicato a Stephen King gestito da @babi_quir e @marilenasjournal.
La domanda è venuta spontanea: «Un momento, ma sei Giuseppe Cucinotta l’autore di questo libro meraviglioso? 😍 (e alleghiamo un’immagine della copertina del libro)»
Lo era.
Quello che stavamo cercando di fare da tempo è successo così, semplicemente, attraverso una conversazione nata quasi per caso tra Fedeli lettori.
Da lì è nata l’idea di portare quella chiacchierata su StephenKing.it e di approfondire insieme a Giuseppe il suo libro, il lungo lavoro di ricerca che lo ha portato a esplorare il rapporto tra Stephen King e la musica e alcune delle connessioni più curiose raccontate nelle sue pagine.
Gli abbiamo preparato 13 domande, cercando di attraversare i diversi aspetti di questo legame: dalla musica che ha accompagnato King nella sua vita e nella sua scrittura fino agli artisti e alle band che, a loro volta, hanno trovato ispirazione nelle sue storie.
E così, da una semplice domanda in una chat, è nata questa intervista.
Buona lettura, e buon ascolto. 🤘🎸
Nella prefazione del libro Roberto Recchioni racconta di come, da adolescente, Stephen King sia diventato per lui una sorta di «amico che la sa lunga», capace di fargli scoprire musicisti e generi che ancora non conosceva. È mai successo qualcosa di simile anche a te? E qual è stato il tuo primo incontro con il rapporto tra Stephen King e la musica?
Sì, è successo anche a me, ma molto tardi. Una decina di anni fa ho deciso di rileggere IT – lo faccio periodicamente perché secondo me quel libro parla al lettore in maniera diversa nelle sue varie età – e ho notato il numero incredibile di citazioni musicali (ben 74!). Facendo mente locale mi sono poi accorto che in quasi tutti i libri di King la musica ha un ruolo decisivo nello svolgimento della storia. Così sono andato a ritroso rileggendo molte sue opere e ho maturato l’idea di raccontare questo rapporto.
Nel libro parli di una vera e propria «relazione a doppia corsia»: da una parte la musica che entra nelle opere di Stephen King, dall’altra le opere di King che entrano nella musica di tanti artisti. Quanto pensi che queste due dimensioni siano inseparabili per capire davvero King come scrittore?
Queste due dimensioni sono assolutamente inseparabili. King prima di essere uno scrittore è un appassionato onnivoro di musica e non può fare a meno di trasmettere questa passione attraverso i suoi libri. Al tempo stesso il fatto che tantissime band e tantissimi artisti siano stati ispirati dalle sue opere lo ha stimolato ad allargare lo spettro musicale dei suoi libri.
Durante le tue ricerche, qual è stato il collegamento tra Stephen King e la musica che ti ha sorpreso maggiormente? Quello che, prima di approfondire l’argomento, non avresti mai immaginato di trovare?
Quello che mi ha stupito veramente è il suo essere un fan, un appassionato, in alcuni casi affetto da “groupismo”. Nonostante sia probabilmente lo scrittore più famoso del mondo, non è difficile imbattersi in Stephen King a concerti punk, blues, metal e country. O vederlo dibattere con la security per andare nei backstage delle band (bellissima a questo riguardo è una sua foto in camerino con i Rancid
). Quello che mi ha commosso è il suo non nascondere questa dimensione quasi adolescenziale del suo rapporto con la musica. Perché quando si accendono le luci del palco King non è più uno scrittore, ma è un fan accanito.
Uno degli episodi più curiosi riguarda Rage, che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi Getting It On, con un riferimento alla canzone «Bang a Gong (Get It On)» dei T. Rex. Quanto è significativo, secondo te, questo episodio per capire quanto la musica fosse già presente nella testa di King anche durante la fase di scrittura?
Si tratta di un episodio emblematico, tenendo in considerazione che Rage è di fatto il primo libro che King ha completato, praticamente da ragazzino. Scegliere come titolo una canzone significa rendere chiari i propri intenti, la propria visione della musica e… della vita.
Anche la nascita di Richard Bachman è legata alla musica: nel libro racconti che King concepì il suo alter ego mentre ascoltava i Bachman-Turner Overdrive. Quanto è importante questo episodio per capire il rapporto tra la musica e il processo creativo di King?
Si tratta di una decisione importantissima. King non sapeva scindersi dalla musica neanche nella scelta del suo alter-ego… Anche se di fatto i libri scritti come Bachman sono probabilmente quelli meno “immersi nella musica”, forse proprio per non creare una sovrapposizione narrativa che avrebbe potuto renderlo identificabile facilmente.
Nel libro ricostruisci anche i gusti musicali di King attraverso una playlist molto ampia e sorprendentemente eterogenea. Se dovessi scegliere una sola canzone tra quelle che hai analizzato, quale diresti che racconta meglio Stephen King come persona e perché?
Una domanda difficilissima, anche perché bisogna a mio avviso scindere quello che lui dichiara da quello che lui scrive. King si dichiara un fan accanito dei Beatles e di Dylan, nonché ovviamente di Springsteen… però secondo me nessuno dei tre lo rappresenta al meglio. Dal mio punto di vista la canzone simbolo di King, delle sue opere, della sua natura di essere umano è Hey, Hey, My, My di Neil Young.
Il testo di questo brano, tanto per dire, è la prima cosa in cui ci si imbatte aprendo IT. Ed è decisivo, essenziale, nello sviluppo della storia dei Perdenti. Pensate a quante volte è possibile leggere nel libro le parole “fuori dal blu e dentro il nero” (le ho contate, circa una ventina), che sono il cuore del brano di Young.
King è quel “rock’n’roll can never die”, è l’essenza del suo essere uomo e scrittore. Dei suoi personaggi. Tutti muoiono, tutti noi moriremo, ma quello che abbiamo rappresentato, quello che lasciamo, non morirà mai. E pensate che Stephen King non ha grandi simpatie per Neil Young, quindi aver inserito questa canzone nel suo libro più importante significa che le parole del musicista canadese erano le uniche che avrebbero potuto rappresentare così bene il cuore di IT.
E se invece dovessi creare tu una playlist di cinque canzoni da ascoltare durante una giornata interamente immersa nell’universo di Stephen King, quali sceglieresti?
Bellissima domanda. Qui entrano le mie preferenze musicali e vengono meno quelle di King (almeno in parte…).
Inizierei con War Pigs dei Black Sabbath, perché secondo me definisce benissimo quelle dinamiche di “potere superiore” descritte in moltissimi libri di King, recenti e meno.
Poi inserirei 1979 degli Smashing Pumpkins perché è una canzone sull’adolescenza, sulla crescita, sulla trasformazione degli esseri umani, temi che nessuno come King ha saputo toccare e raccontare.
Poi senza dubbio metterei Rebel Girl delle Bikini Kill perché i personaggi femminili di King hanno una tridimensionalità incredibile. Il Re probabilmente è lo scrittore uomo che meglio riesce a raccontare e quasi vivisezionare tutte le dinamiche patriarcali che colpiscono la nostra società e il nostro intimo (Misery, Rose Madder, Dolores Claiborne, Il Gioco di Gerald, Carrie e tantissimi altri).
Poi metterei una canzone sull’amicizia, che è un altro topic essenziale dei suoi libri e farei una scelta “strana”. Opterei per Otherside, una fra le canzoni meno conosciute ma più commoventi dei Rancid, una delle sue band del cuore (ascoltatela e leggete il testo, è veramente struggente).
Per finire… beh metterei Something in the Way dei Nirvana, perché secondo me questa canzone definisce in maniera incredibile gli scenari kinghiani, la provincia, la desolazione del trovarsi nudi e soli nel mondo, ma al tempo stesso la speranza di trovare qualcuno che condivida il percorso con noi.
Comunque avete fatto una domanda difficilissima e bellissima!
Bruce Springsteen occupa un posto particolarmente importante nel rapporto tra King e la musica. Cosa rende così speciale il legame tra King e Springsteen rispetto agli altri artisti che hai analizzato?
Questo rapporto è speciale perché è “contemporaneo”. I due esordiscono praticamente negli stessi anni, esplodono nello stesso periodo, raccontano in modo non dissimile le dinamiche dell’America di provincia e degli ultimi. E diventano anche amici… divertentissimo a questo riguarda l’aneddoto di una fan che si avvicina al loro tavolo e mentre Springsteen si prepara a firmarle l’autografo lei lo ignora e chiede a King una dedica…
Nell’introduzione definisci la musica come una sorta di «architrave» delle storie di Stephen King, non come un semplice elemento decorativo o una colonna sonora. Qual è, tra i romanzi o racconti che hai analizzato, l’esempio che secondo te dimostra meglio questa idea?
Sono costretto a ripetermi, ma si tratta di IT. La musica, le citazioni, le references, riescono a dare ai protagonisti una tridimensionalità che altrimenti sarebbe stata impossibile. Pensate anche a come IT utilizzi la musica per risvegliare gli orrori di Richie. Senza l’infinita colonna sonora che supporta il libro, che quasi lo regge, quest’opera sarebbe sempre bellissima, ma forse meno “impattante”, meno personale, meno umana.
Nella seconda parte del libro racconti invece il percorso inverso: dalle opere di King alla musica, passando da Ramones, Metallica, Anthrax, AC/DC, Black Sabbath, Nightwish, Ice Nine Kills e molti altri. C’è un artista o una band il cui rapporto con King ti ha colpito o sorpreso più degli altri?
Senza ombra di dubbio il rapporto di Scott Ian, il chitarrista degli Anthrax, con King è unico nel suo genere. Ian è uno dei più grandi collezionisti al mondo delle opere del Re (per dire possiede anche gli originali rarissimi di The Plant, un racconto inviato inizialmente da King agli amici per corrispondenza).
Ian ha voluto un contributo video di King ai recenti concerti della band e… ha rischiato di far scattare il piano di emergenza in un aereo, urlando come un matto quando ha scoperto che gli Anthrax sarebbero stati citati in un racconto di You Like It Darker. Peccato che si trovava in volo ed è stato invitato a calmarsi dal personale di bordo…
Quando si lavora su un argomento così vasto, fatto anche di interviste, citazioni, ricordi e aneddoti, quanto è stato difficile distinguere ciò che è realmente documentato da ciò che è diventato, col tempo, una sorta di «leggenda» legata a Stephen King?
Si tratta di un’impresa complicatissima. Ho cercato di unire e incrociare tantissime fonti, soprattutto quando notavo contraddizioni. Ma in alcuni casi non sono riuscito a risolvere alcuni misteri.
Ad esempio: i Ramones in quanto tempo hanno scritto Pet Sematary? Marky Ramone dice che questo sia avvenuto in casa di King in poche ore, il Re sostiene che quella di Marky sia una boutade…
Il libro non si ferma al rapporto tra King e la musica scritta o ascoltata: racconti anche la sua esperienza con la radio, i Rock Bottom Remainders, Ghost Brothers of Darkland County con John Mellencamp e il suo ruolo di critico e talent scout. Quale di queste esperienze, secondo te, mostra meglio un lato di Stephen King che i suoi lettori conoscono meno?
Secondo me l’episodio che rappresenta meglio l’essenza di King come appassionato di musica è l’acquisto da parte sua di un network di radio locali. Un’operazione suicida dal punto di vista economico, e di questo il Re era consapevole, che però ha permesso a moltissime band esordienti (le radio erano tutte in onda 24/24) di far sentire a un vasto pubblico la propria musica.
Le radio, fra l’altro, sono diventate anche lo strumento per vastissime raccolte fondi in occasione di disastri metereologici. King in questo caso ha ragionato solo come “fan” della musica e non come imprenditore.
Dopo aver studiato così a fondo questo rapporto e aver scritto La musica di Stephen King, cosa è cambiato nel tuo modo di guardare Stephen King? C’è qualcosa che hai scoperto durante la lavorazione del libro che ti ha fatto ascoltare o leggere King con orecchie diverse?
Scrivere questo libro mi ha permesso di volere ancora più bene a Stephen King. Ho scoperto un suo lato intimo e umano, che prima intuivo, ma che poi si è mostrato in maniera palese, quasi sfacciata. Dai 12 anni la mia vita ha avuto sempre due costanti: Stephen King e la musica. E riuscire a capire come questi due mondi si siano incrociati e abbracciati è una cosa che, anche solo a scriverla, mi commuove.
Tutto il Team di StephenKing.it desidera ringraziare Giuseppe Cucinotta per la disponibilità e la generosità con cui ha condiviso con noi il percorso che ha portato alla realizzazione di La musica di Stephen King e per averci accompagnato alla scoperta di uno dei legami più affascinanti dell’universo kinghiano.
Un ringraziamento particolare va a tutti i Fedeli lettori e le Fedeli lettrici che continuano a seguirci e a condividere con noi la passione per Stephen King, contribuendo a rendere la nostra community un luogo sempre più ricco di discussioni, scoperte e nuove storie.
Se l’intervista vi ha incuriosito e volete approfondire il rapporto tra Stephen King e la musica, potete trovare La musica di Stephen King direttamente nel nostro Amazon Shop ufficiale. Un viaggio tra canzoni, romanzi, artisti, band, concerti e curiosità che racconta quanto la musica sia stata e continui a essere una parte fondamentale dell’universo del Re.
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P.S. Non ci riteniamo responsabili di eventuali apparizioni di Clown.
